Articoli Vari
Calcio Moderno - US Pergocrema 1932 PDF Stampa E-mail
Mercoledì 05 Settembre 2012 09:59

Il calcio moderno, i titoli, i marchi, i loghi e i fallimenti iniziano a generare dei veri e propri mostri giuridici. E' notizia di questi giorni di come il titolo del Riccione sia conteso da due diverse "società"  con tanto di risse sfiorate e tre squadre in campo per uno stesso incontro (clicca qui per leggere la notizia). Ha destato però ancora maggiore curiosità in noi il caso dell'US Pergocrema 1932.

“Con il presente comunicato il Comitato Popolo Cannibale intende informare la tifoseria del fu US Pergocrema 1932 e l’intera Città di Crema che, contrariamente a quanto precedentemente annunciato, intende rivalutare l’interessamento all’acquisto del marchio US Pergocrema 1932 presso il Tribunale Fallimentare di Crema.”

us_pergocremaCosì recita la nota stampa rilasciata dai tifosi cremaschi che la scorsa estate si erano organizzati in  associazione con lo scopo di rilevare marchio e nome della loro appena fallita società calcistica. Potrebbe sembrare un semplice “ci arrendiamo”, in realtà si tratta di qualcosa, all’apparenza, di più grosso e molto meno chiaro. I tifosi dell’ US Pergocrema 1932 infatti hanno passato la loro estate alla ricerca di informazioni circa l’asta fallimentare relativa ai beni immateriali della società gialloblù, ma la sorpresa amara era dietro l’angolo: “questa scelta non nasce da un nostro ripensamento o dalla mancanza di volontà in tal senso, ma dal fatto che non c’è alcun marchio da rilevare!”. Eh si, sembra proprio che i diritti di sfruttamento del marchio dell’US Pergocrema 1932 non appartengano alla società appena fallita, ma pensate un po’, sembra che il marchio sia stato registrato nel 2011 da Mario Macalli. Ma chi, proprio lui vi starete chiedendo? Si, proprio lui, il Presidente della Lega Italiana Calcio Professionistico. I tifosi del Pergocrema affermano che “La nostra raccolta di informazioni è passata anche per il Ministero dello Sviluppo Economico, dal cui abbiamo appreso che” i marchi U.S. Pergocrema 1932, U.S. Pergocrema, U.S. Pergolettese 1932  e U.S. Pergolettese sono tutti registrati a nome del suddetto Macalli. Sul sito http://www.popolocannibale.it/ i documenti scaricati dal sito del  Ministero che provano tale assurda tesi, ed una serie di domande che i disorientati tifosi gialloblù si pongono. Vi invitiamo a leggerle.

Si spera che Macalli possa presto chiarire la situazione soprattutto per capire il motivo per cui i marchi siano stati registrati oltre un anno prima del fallimento dell’US Pergocrema 1932. Nessun attacco diretto quindi, ma una giustissima richiesta di risposte e chiarimenti “sugli ultimi 2 anni di vita della società Us Pergocrema 1932, nonché sulla cessione del marchio Us Pergolettese 1932 alla società Pizzighettone Calcio”. Una situazione difficile e complessa. Dalla quale i tifosi vogliono uscire con una certezza: dare nuova vita alla squadra gialloblù.

I primi riscontri non sono però incoraggianti, Mario Macalli raggiunto telefonicamente dal sito laprovinciadicremona.it non ha voluto rilasciare dichiarazioni, dicendo “di non sapere di cosa stessimo parlando”. Il sito inviatoquotidiano.it riporta invece la seguente testuale dichiarazione. Intervistatore: "Vuole rispondere ai tifosi rispetto alle questioni che hanno sollevato?" Risposta di Mario Macalli: "Non ho detto che non voglio. Ho detto che non devo. Mi sono spiegato? Io non conosco queste persone, e a loro non devo risposte".

Noi ci auguriamo che quanto prima questa situazione possa essere chiarita, soprattutto per restituire ai tifosi del Pergocrema la loro squadra per cui tifare.

 
Fallimenti italiani - Tifosi “a guardia di una fede” PDF Stampa E-mail
Scritto da Rino Siani   
Mercoledì 29 Agosto 2012 10:28

Anche l'estate 2012 ha "portato via con se" un bel po' di squadre di calcio professionistiche, e con esse una fetta di storia del calcio italiano, che ora, dal nulla, dovrà rinascere; e noi a Cava de' Tirreni, purtroppo, sappiamo quanto sia faticoso ritornare sui campi di terra battuta e sventolare ancora la propria bandiera. In Prima Divisione (anche se piace ancora chiamarla C1) out Pergocrema, Foggia, Taranto e Siracusa, in Seconda Divisione (C2) Triestina, Piacenza, Spal e Giulianova. Capoluoghi di provincia, città popolose, squadre storiche condannate a scomparire a causa della cattiva congiuntura economica, ma anche e soprattutto, come spesso capita, a causa di pessime gestioni societarie. Anno 2012, anno zero calcistico per migliaia di tifosi di queste squadre. E la ripartenza? Saremo "di parte" ma, senza voler minimamente fare paragoni, ci piace evidenziare come in molte piazze I TIFOSI di fronte a queste “disgrazie calcistiche” si siano organizzati in maniera sempre più compatta e strutturata per ripartire, per riprendersi la loro storia, che solo a loro ed alla Città appartiene, e per evitare che altri fallimenti si ripetano in futuro. Le storie:

us_pergocremaUS PERGOCREMA 1932: nel giugno 2012 la società è fallita. Approda a Crema il Pizzighettone, che trasferisce la propria sede, modificando i colori sociali in giallo e blu ed assumendo la denominazione di Unione Sportiva Pergolettese 1932. Tifosi ed ultras hanno annunciato che non seguiranno la nuova compagine e si sono organizzati in un "Comitato Popolare" tramite il quale stanno raccogliendo fondi per partecipare all'asta fallimentare al fine di acquistare i beni immateriali del fallito US PERGOCREMA 1932. (http://www.popolocannibale.it)

foggia_calcioU.S. FOGGIA: il club non riesce ad iscriversi al campionato di Lega Pro Prima Divisione, per problemi di natura finanziaria. Il 31 luglio nasce L’ACD Foggia e il 3 agosto viene acquistato il 51% dal foggiano Davide Pelusi. Il restante 49% viene acquistato da 20 imprenditori anch'essi foggiani. I tifosi si sono organizzati da tempo con un’associazione di promozione dell’azionariato popolare che ha appoggiato il nuovo corso portato avanti dal Presidente Pelusi il quale sta positivamente interloquendo con i tifosi stessi. (http://www.foggiainrete.com)

taranto

A.S. TARANTO CALCIO: il 30 giugno il presidente Vincenzo D'Addario rinuncia a presentare la domanda di iscrizione alla Lega Pro Prima Divisione sancendo la fine della società. Il 20 luglio 2012, la "Fondazione Taras 706 a.C." (neonata associazione di tifosi) costituisce la società calcistica “Taranto Football Club 1927”, il Sig. Claudio Andriani, rappresentante della Fondazione Taras viene nominato Presidente. Il 6 agosto 2012, una cordata di imprenditori tarantini entra nel capitale sociale e il Taranto F.C. 1927 viene iscritto nel Campionato Nazionale Dilettanti (tramite l'art.52 delle NOIF). Per la prima volta nella storia del calcio tarantino è prevista la partecipazione attiva dei tifosi con una quota nel capitale sociale e l’elezione di tifosi come membri del CD della società. (http://www.blogfondazionetaras.it)

us_siracusaU.S. SIRACUSA: il 16 luglio 2012 la squadra viene esclusa dal campionato di Lega Pro Prima Divisione per problemi economici. È di pochi giorni fa la notizia che un gruppo di tifosi abbia deciso di fare fronte unico e di creare ex-novo, una società calcistica che abbia come nome SIRACUSA CALCIO. La squadra dovrebbe ripartire dalla terza categoria.

U.S. TRIESTINA: la società è stata radiata dalla FIGC il 21 giugno 2012 in seguito alla dichiarazione di fallimento pronunciata dal tribunale di Trieste. Il 7 agosto la federazione accetta l'iscrizione al campionato di Eccellenza per l'Unione Triestina 2012 in applicazione dell'art.52 delle NOIF. I tifosi appoggiano.

PIACENZA CALCIO: il 22 marzo 2012 la società viene dichiarata fallita. In mancanza di acquirenti in sede di asta fallimentare, il Piacenza scompare definitivamente; vengono rilevati all'asta il marchio e il nome, da parte dell'associazione dei tifosi Salva Piace, che “presta” alla neonata Lupa Piacenza (Eccellenza emiliana) tali beni, che resteranno per sempre di proprietà dei tifosi piacentini.

SPAL 1907: il 13 luglio viene esclusa dal campionato 2012-2013 per problemi economici una delle più antiche squadre della storia del calcio italiano. Il 16 luglio non presenta ricorso. La Federazione accetta quindi l'iscrizione in Serie D di un nuovo club ferrarese, la SSD Real Spal di Roberto Ranzani.

GIULIANOVA CALCIO: al 30 giugno 2012, data della scadenza per le iscrizioni al campionato di Seconda Divisione, la società non è in grado di iscriversi a causa problemi finanziari. Dopo 88 anni di storia il calcio a Giulianova riparte dai dilettanti e vede la nascita di una nuova società, l'ASD Città di Giulianova 1924, che riparte dal campionato di Eccellenza trasferendo un titolo sportivo dalla vicina città di Roseto.

 
No alla Tessera del Tifoso - A Roma svincolano gli abbonamenti dalla Tessera del tifoso e fanno il boom PDF Stampa E-mail
Sabato 30 Giugno 2012 18:50

Fonte: www.sportpeople.net

La società giallorossa promuove la novità dei carnet di biglietti, ovvero gli abbonamenti sottoscrivibili senza Tessera. E in 2 settimane superano le cifre di un anno fa. Solo effetto-Zeman? Cinque giorni fa si era superato quota 17mila tessere rilasciate, e tutti gridavano al successo per la campagna abbonamenti della Roma 2012-13: in meno di due settimane si sono superate le cifre dello scorso anno. Merito sicuramente del ritorno di Zeman, tanto amato dal pubblico di Roma: il calcio spumeggiante con cui ha stupito lo scorso anno portando in A il Pescara potrebbe essere anche la chiave del rilancio giallorosso, a terra dopo una stagione mediocre. Ma a leggere bene i dati, c’è da credere che il successo di questa campagna stia anche nella scelta saggia della società, che finalmente ha potuto proporre i carnet di biglietti elettronici, una soluzione che permette di abbonarsi anche ai tifosi privi di tessera del tifoso.

roma_curva_olimpico

L’iniziativa della dirigenza giallorossa aveva preso il via già qualche mese fa: dopo un lungo tira e molla con il Ministero dell’Interno, la Roma aveva potuto proporre a febbraio 2012 per il finale di stagione una tessera elettronica, chiamata “As Roma Club Home”, che permetteva a tutti di comprare un pacchetto di biglietti con cui poter assistere alle partite rimaste per la stagione. Fu un’esperimento che ebbe discreto successo, e così si è deciso di riproporlo anche all’inizio della nuova stagione, in alternativa all’abbonamento tradizionale, ora sottoscrivibile solamente ai possessori della Tessera del tifoso. Come quest’ultimo, anche il carnet permette di avere prenotato il solito posto per tutte le partite, sempre con un prezzo comunque vantaggioso (la differenza tra i due diversi abbonamenti è di 15 euro).

Ipotizzabile quindi stia anche qui la ragione del boom di sottoscrizione: in un periodo in cui gli stadi italiani diventano sempre più vuoti, ora la società giallorossa punta a raggiungere quota 30mila tessere, cifra che non può essere spiegata puramente con l’affetto capitolino per il tecnico boemo. Oltretutto, confrontare le aspettative che accompagnavano la campagna romanista di un anno fa con quelle di quest’anno, ci aiuta a capire meglio questo incremento. Se nel 2011 si accasava nella capitale la nuova dirigenza americana, portando con sé un tecnico promettente come Luis Enrique, e collezionando nel giro di poche settimane estive colpi altisonanti come Bojan, Lamela, Osvaldo, Kjaer, Stekelenburg, Gago, Pjanic e Heinze, quest’anno di volti nuovi c’è solo quello di Zeman, e i nomi che s’alternano per il mercato non sono roboanti quanto quelli di 12 mesi fa. E poi, altro dato singolare, quello relativo agli abbonamenti della Curva Sud, settore dove verosimilmente dovrebbero stare quei supporters che non intendono “fidelizzarsi” con la tessera del tifoso: se un anno fa erano poco più di 16mila gli abbonati, nettamente in calo rispetto ai 19mila dell’anno prima, per la stagione futura invece si va verso il sold out, con solo 1900 tessere ancora libere.

In un calcio che deve sempre più fare i conti con il crollo di ingressi economici e dove le immagini di tribune e settori vuoti sono uno schiaffo a tutti i progetti di ripartenza, la soluzione dei carnet di biglietti pare un piccolo strumento per provare a riavvicinare i tifosi alla propria squadra, cercando di superare la mano pesante portata dalla tessera del tifoso. Nella speranza di vedere allo stadio un po’ di gente in più.

 
Il calcio scozzese al capolinea? PDF Stampa E-mail
Mercoledì 11 Aprile 2012 10:47

Il campionato di calcio scozzese è una delle competizioni calcistiche più antiche del Mondo in quanto affonda le sue radici addirittura nel lontano 1873, a soli due anni di distanza dall’istituzione della FA Cup (Coppa d’Inghilterra). Certo non parliamo di un torneo di elite in quanto a talenti, ma quello scozzese è senza ombra di dubbio uno dei campionati più ricchi di fascino e, come dicevamo, di storia. E’ il campionato di Rangers-Celtic, il derby fra protestanti/unionisiti (Rangers) e cattolici/indipendentisti (Celtic), il derby dell’Old Firm, storica dicitura che accomuna le due principali squadre scozzesi in un’unica “azienda”.

celtic      rangers

L’Old Firm appunto la “vecchia azienda”, termine coniato in accezione negativa per individuare il dominio incontrastato dei due club, che surclassavano le restanti squadre scozzesi (e le speranze dei loro tifosi), ma oggi pienamente identificativo (in accezione positiva) di una partita di calcio che in realtà va oltre i 90 minuti, e si riflette nella vita di Glasgow tutti i giorni. Purtroppo oggi sembra che, dopo 139 anni, l’Old Firm andrà in pensione. E’ notizia degli ultimi giorni che, a meno di miracoli ormai improbabili, i Rangers Glasgow si avviano verso il primo fallimento della loro storia. E l’annuncio, purtroppo, proviene da fonti attendibili: Dave King, secondo maggior azionista dei Rangers dopo l’attuale proprietario Craig Whyte, la scorsa settimana al termine dell’ultimo Old Firm vinto dai Rangers 3-2, ha testualmente affermato che “la liquidazione sarà inevitabile….”

La situazione debitoria del club di Glasgow è pesantissima: dopo dieci anni di pessime gestioni finanziarie il buco nelle casse del team scozzese è arrivato a quasi 100 milioni di euro, cifra che ha costretto il club lo scorso febbraio ad entrare in amministrazione controllata, subendo anche una penalizzazione di 10 punti in classifica. Una crisi che per giunta non piace per niente alla federcalcio scozzese che ha addirittura nominato un gruppo d’inchiesta interno per analizzare la situazione. “Il comportamento del club - è il pensiero del presidente del gruppo d’inchiesta, Lord Nimmo Smith - sta portando discredito all’intero movimento calcistico scozzese”.

Secondo la federcalcio è il comportamento del presidente dei Rangers, Whyte, la principale causa, della crisi del club: “Nel reportage di Lord Nimmo - dichiara il presidente della federazione, scozzese Steward Regan - si evidenziano una serie di potenziali inadempienze compiute dalla società e dal suo proprietario. Questo documento verrà utilizzato come prova nell’inchiesta”. Prima di rilevare i Rangers, l’attuale presidente aveva sorvolato anche di avvertire la federazione sull’esistenza di un impedimento a presiedere la società: una (altra) truffa finanziaria alle spalle…Eppure solo un mese fa, dopo la decisione di rivolgersi al tribunale per l’amministrazione controllata, Whyte non mancava di rassicurare tutto l’ambiente: “Oggi - dichiarava - inizia un cammino verso la guarigione. I Rangers di Glasgow non spariranno, saremo sempre ad Ibrox (il glorioso Stadio…). Ne verremo fuori, combatteremo più forti di prima”. Dopo un mese, quella forza sembra venire solo dall’orgoglio della squadra, pronta a vincere l’atteso derby, ma non dalla società, infatti persino il prosieguo della stagione, e le partite che mancano per finire il campionato potrebbero non essere disputate.

Gli amministratori hanno anche elaborato, in enorme ritardo, un piano di taglio di costi al fine di risanare le finanze del club, proponendo ai giocatori di decurtarsi il 75% dello stipendio, ma è in ogni caso improbabile che nella prossima stagione al club sarà concessa la licenza UEFA per giocare le coppe europee, anche nel caso in cui questo salvataggio disperato dovesse concretizzarsi. Il club, che nonostante le aperture non ha ricevuto offerta da nessun investitore esterno molto probabilmente dovrà scendere in “Scottish Third Division”, la quarta divisione nazionale; e dovrà farlo usando un altro nome. Se così sarà anche la prossima stagione nel campionato scozzese è in dubbio. Senza Rangers l’interesse per il calcio scozzese crollerebbe e di conseguenza anche gli introiti dei club. Persino gli eterni rivali del Celtic potrebbero cedere alla tentazione di migrare nel campionato inglese: senza gli storici avversari non è bello, soprattutto dopo aver perso quello che potrebbe essere l’ultimo derby. Se l’Old Firm va in pensione tramonterà inesorabilmente anche il football scozzese…e perderemo un altro fondamentale pezzo di storia del calcio.

 
“Calcio moderno”: il modello Udinese PDF Stampa E-mail
Mercoledì 14 Marzo 2012 19:35

Udine, profondo Nord-Est, poco più di centomila abitanti, una storia da “cittadina” commerciale segnata dalle centenarie dominazioni veneziane ed austriache. Ed una storia calcistica legata dal 1911 alla “Associazione Udinese Calcio”, fatta di lunghe militanze nelle serie minori italiane, prevalentemente B e C. Poi il salto di qualità nei primi anni ‘80: Serie A, Mitropa Cup, quarti di Coppa Italia, Arthur Antunes Coimbra “Zico” e nel 1986 Giampaolo Pozzo. E’ in quegli anni che affonda le radici il progetto, il miracolo, il modello Udinese. Eppure i primi anni di Presidenza di Pozzo non furono brillanti, anzi furono segnati da un paio di “scandali” che lo portarono nel 1990 ad una lunga squalifica ed alla decisione di non ricoprire più cariche societarie in maniera ufficiale pur rimanendo ancora oggi, a 26 anni di distanza, l’azionista di maggioranza dell’Udinese Calcio, e negli ultimi tempi a diventarlo anche della “Pallacanestro Amatori Udine” e del “Granada Club de Fútbol”, società spagnola acquistata da Pozzo 3 anni fa quando “vivacchiava” nella Tercera División (la nostra serie C), ed approdata in 24 mesi nel massimo campionato iberico dopo ben 35 anni di attesa e con 11 “giovani” in prestito dall’Udinese. 

udinese

Ed è obbligatorio citare anche qualche recente “problema” di Pozzo col fisco. Ma per quanto si possa discutere del suo passato, c’è da dire che questo industriale friulano assieme al suo staff, ha creato un modello forse unico al mondo, basato su un concetto molto semplice, “arrivare per primi”. Un modello ibrido e molto diverso dai 2 classici modi di fare “calcio intelligente”: il vivaio fatto in casa, senza stranieri e con la trafila fin dai “pulcini”, dove le squadre di riferimento sono la Roma, l’Empoli, l’Atalanta, il Parma. Ed il vivaio dei campioni con forti investimenti già dai 15 anni, come fanno da anni il Milan, la Juve, l’Inter e la Fiorentina. La squadra del presidente Pozzo ha "brevettato" un metodo di mercato che l'ha resa unica e che, dopo aver portato i suoi frutti per la prima squadra, negli ultimi anni è stato allargato anche al settore giovanile, portando i friulani a vincere ormai ogni anno la “Champions League dei bilanci”. La società punta molto sulla corretta gestione finanziaria e la reputa, insieme a quello della programmazione, un requisito essenziale per essere competitivi. Nel mondo del calcio le società medio-piccole, difficilmente riescono ad ottenere ottimi risultati sportivi ed allo stesso tempo dati di bilancio positivi, ecco perché il modello Udinese acquista ancora più fascino: tra i primi in campionato, ai quarti di Europa League e un bilancio con i conti in ordine, in perfetto accordo con il “Fair Play” finanziario varato dall’Uefa.

Se si parla di modello Udinese, non si può non menzionare la struttura di scouting, vero fiore all’occhiello del club. Infatti la società, pur non disponendo di risorse finanziarie paragonabili a quelle dei grandi club, è sempre presente alle maggiori manifestazioni calcistiche che si svolgono in tutto il mondo, in particolar modo a quelle giovanili. L’obiettivo è visionare calciatori ancora sconosciuti, perché il D.S. Larini sa bene che quando gli occhi delle big cadono su un giocatore l’Udinese è già fuori. E così mentre la maggior parte degli osservatori va a scovare talenti nei grandi campionati sudamericani come quello brasiliano o argentino, l’Udinese punta su campionati emergenti come il colombiano ed il cileno oppure, in Europa, sui tornei scandinavi e su quelli dell’Est. La rete di selezionatori vede al vertice il Responsabile Andrea Carnevale, ex attaccante del Napoli di Maradona, affiancato da tre osservatori per il mercato sudamericano ed europeo: Roberto Policano, Valentino Angeloni ed Ernesto Vernier. La task force dei selezionatori può contare su una sala, all’interno dello Stadio Friuli, dotata di 75 televisioni per esaminare i dvd ed in una settimana possono essere visionate duecento partite. Quindi il calciatore prima di tutto viene monitorato attraverso filmati e se l’impressione è positiva allora viene seguito dal vivo per sei/sette partite. Oltretutto si cerca di acquisire informazioni anche fuori dal campo perché l’osservato speciale viene valutato non solo come giocatore ma anche come uomo. Una volta che il calciatore viene poi acquistato dalla società, viene blindato con un contratto di cinque anni.

I risultati? Forti plusvalenze ed una sfilza di campioni senza fine. Dai “vecchi” Abel Balbo, Nestor Sensini, Stefano Fiore, Oliver Bierhoff, Thomas Helveg, Marcio Amoroso, Martin Jørgensen, Raffaele Ametrano fino ai “nostri” Quagliarella, Felipe, Zapata, Inler, Iaquinta, Pizarro, Dossena, D'Agostino, Alexis Sánchez, Pepe. I prossimi della lista Juan Cuadrado e Luis Muriel oggi al Lecce ma di proprietà dell’Udinese.

Così dal 1994-1995, ultimo anno di Serie B dell'Udinese, si sono susseguite otto qualificazioni alla Coppa UEFA, una coppa Intertoto, un terzo posto nella stagione 1997-1998 sotto la guida di Alberto Zaccheroni e il quarto posto della stagione 2004-2005 con Luciano Spalletti con la conseguente storica qualificazione ai preliminari di Champions League.  Nella stagione 2007-2008 Pozzo è stato eletto miglior Presidente della Serie A. Il 27 febbraio 2012 Mr. Francesco Guidolin ha vinto la "Panchina d'oro”, come miglior allenatore italiano. Tra i progetti futuri della società, quello più ambizioso e importante, è senza dubbio il nuovo stadio di proprietà.

Che dire un modello davvero ben riuscito. Ma il risultato più importante, in attesa di vedere se la squadra di Guidolin continuerà a primeggiare in Seria A, è che la società ed i tifosi possono guardare al futuro con ottimismo. Il “modello Udinese” è un esempio in Italia e nel mondo e continuerà a funzionare finche si continuerà a programmare,  a fare calcio pulito e soprattutto…”ad arrivare prima degli altri”!

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 Succ. > Fine >>


Pagina 1 di 3
 

Spazio disponibile per i nostri partner

 

Spazio disponibile per i nostri partner

 

Spazio disponibile per i nostri partner